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Green Public Procurement

GPPIl Green Public Procurement (GPP), noto in Italia come “Acquisti verdi per le Pubbliche Amministrazioni”, è un concetto originato dall’Ocse e successivamente confermato dalla Unione Europea e dalle normative dei Paesi membri.

Incoraggia la Pubblica Amministrazione a preoccuparsi dell’impatto ambientale generato dai prodotti e servizi che acquista nello svolgimento delle proprie funzioni.


Banalmente, sono due le forme di riduzione dell’inquinamento derivante dai rifiuti:

  • la prevenzione: cercare di produrre meno rifiuti
  • la raccolta differenziata e il riciclo: fare in modo che quelli prodotti inquinino meno.

Ecco perché la normativa, sia italiana che internazionale, va in una direzione precisa: incentivare le aziende ad acquistare materiale riciclato.

L’invito è quello di scegliere “quei prodotti e servizi che hanno un minore, oppure un ridotto, effetto sulla salute umana e sull’ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo” (U.S. EPA 1995). La richiesta di requisiti di qualificazione ambientale da parte della PA favorisce il mercato dei prodotti ecologici mettendo in moto un circolo virtuoso.

In Italia la spesa per acquisti pubblici non è irrisoria: incide per il 17% del PIL. Cominciare a considerare l’impatto ambientale dei singoli prodotti nel loro intero ciclo di vita – cioè dal reperimento della materia prima fino allo smaltimento del rifiuto – è il primo passo per mettere in atto strategie reali di sviluppo sostenibile.

In Italia esistono norme che vanno proprio in questa direzione.

Il DM 203 del 8/5/2003, ad esempio, esorta gli enti locali a considerare una quota di almeno 30% di beni ottenuti da materiali di riciclo nel proprio fabbisogno annuale. Scuole, enti, pubbliche amministrazioni, stazioni… Tutti soggetti che, in accordo con la normativa, dovrebbero osservare una quota del 30% di materiale riciclato nei propri acquisti, dalla carta ai mobili.

Anche in Francia si sta adottando un orientamento preciso, con l’obbligo di riciclare gli ingombranti, e quindi anche i mobili, immettendo sul mercato prodotti ottenuti da materiale di riciclo. Gli obiettivi percentuali imposti dalla legge sono piuttosto stringenti e questo può comportare delle difficoltà ai produttori: pensiamo al vetro, difficile da riciclare in un mobile. Ecco allora che l’impiego di un pannello al 100% di legno riciclato, aumentando considerevolmente la percentuale di materiale riciclato sul totale, agevola il raggiungimento del target previsto dalla legge.

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